Dall’orto familiare dei Casali  dell’Agro-romano  all’orto tra i palazzoni dei “Raccoglitori Urbani”

Quando ai nostri padri e/o ai nostri nonni ( spesso nullatenenti) venivano assegnate le terre con i casali dell’Agro-romano Meridionale con i contratti di mezzadria o i contratti degli enti di Bonifica, questi prevedevano molte clausole contrattuali d’obbligo restrittive ( “”i lavoratori ed in Particolare i “Primi Uomini” dovranno rispetto e obbedienza ai rappresentanti della Società””….””qualora l’assenza superasse i sei giorni, la Società provvederà all’allontanamento del lavoratore””” ecc.), con pochissime concessione e in particolare ( forse unica)  la possibilità che ogni famiglia potesse coltivare un piccolo orto “da adibire a produzione di ortaggi per il loro esclusivo uso” .

Era proprio in questi orti che i contadini ( mezzadri e coloni) davano il meglio di sé, specialmente nel caso di famiglie numerose, in quanto gli ortaggi rappresentavano il companatico d’uso comune (tal quali o trasformati) e nel caso di eccedenze potevano essere messi in vendita nei mercati di Roma senza dividere con i possidenti terrieri  oppure essere utilizzate per aiutare le famiglie confinanti in difficoltà o come prodotti di scambio.

L’orto dei Raccoglitori Urbani e l’orto familiare delle nostre  campagna subito a ridosso di Roma hanno in comune:

–   le piccole dimensioni degli orti. (” Le famiglie dei compartecipanti avranno diritto a 60 mq di terreno , per ogni unità lavorativa impiegata con il presente contratto, da adibire a produzione di ortaggi per il loro esclusivo uso” – vecchio Contratto società di Bonifica Maccarese) . Quindi si trattava di pochissimi mq come i nostri gli orti di aggregazione

–  Il non utilizzo di prodotti chimici ma di quelli organici , visto che tutta la produzione era destinata al consumo familiare.

–  L’uomo di città e il mezzadro e le aziende agricole  ancora in attività si affezionano/avano all’orto familiare in quanto lo sentono/ivano proprio anche se è rappresentato da un piccolo pezzettino di terra o di un vaso in quanto “lo rende fertile con il PROPRIO lavoro”.